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Il Grand Hotel di San Pellegrino

by Lisa Egman

Il Grand Hotel di San Pellegrino: storia dell’edificio Liberty più celebre della provincia

Giace, maestoso, sulle sponde del Brembo. Prima sfarzoso e ammirato, poi decadente e abbandonato, ora in fase di recupero. Stiamo parlando del gioiello Liberty più prezioso della Val Brembana, dell’edificio che ha fatto sognare intere generazioni, tra luci sfavillanti e ombre della storia. Signori e signore, ecco a voi il Grand Hotel di San Pellegrino Terme.

 

Immaginate ora San Pellegrino poco più di un centinaio d’anni fa, quando era una delle località termali più rinomate non solo d’Italia, ma anche in Europa. Immaginate il turismo termale al suo apice, quando attirava le personalità più illustri dell’epoca, contornato da serate in abiti eleganti, tintinnio di calici, gioielli preziosi e cene sontuose. L’ingegner Luigi Mazzocchi e l’architetto Romolo Squadrelli progettarono un luogo per tutto questo: il Grand Hotel.

 

Era il 1902 quando la Società delle Terme deliberò la costituzione della Società Anonima per la Costruzione di Grandi Alberghi in San Pellegino. I lavori iniziarono nello stesso anno e vennero ultimati già nel 1904, con un finanziamento totale stimato di più di un milione di lire. Il risultato lo vediamo ancora oggi con i nostri occhi: un imponente edificio in stile Liberty, lungo circa 128 metri e alto 48, di sei piani che diventano sette nel corpo centrale, sormontato dalla cupola. Con 200 camere al suo interno, il Grand Hotel rappresentava a livello di qualità, modernità e comfort il meglio che si potesse avere all’epoca in campo alberghiero. Nonostante fosse già il top, i suoi gestori non si stancarono mai di fornire continue innovazioni e servizi all’avanguardia: nel 1907 venne dotato di collegamento telefonico, mentre un anno dopo venne messo in funzione un omnibus per accompagnare gli ospiti dell’Hotel comodamente al Casinò e alla fonte termale. Per un breve periodo, all’interno dell’edificio vennero addirittura fatte confluire le acque provenienti dalla fonte termale. Insomma, un hotel moderno e dotato di ogni tipo di comodità, dove persino il cliente più esigente veniva soddisfatto.

 

Proprio per restare al passo con i tempi, nel 1922 il Grand Hotel subì delle modifiche dal punto di vista artistico. Le decorazioni nella hall e nelle stanze abbandonarono lo stile Liberty che, ormai fuori moda, venne soppiantato dal moderno stile Déco, curato dall’architetto Cavallazzi e dal pittore Tanzini.

 

Un primo momento di crisi ebbe luogo in periodo di guerra, quando San Pellegrino divenne parte della Repubblica Sociale Italiana. Per questo motivo nel 1943 venne ribattezzato patriotticamente “Grande Albergo” anche se la sua funzione turistica venne ridotta: il piano degli abbaini fu infatti riservato al collegio femminile delle Suore Marcelline di Bergamo, mentre un’altra parte dell’edificio divenne sede del Ministero delle Finanze. Nonostante ciò, nel secondo dopoguerra l’attività ricettiva riprese grazie alla possibilità di giocare d’azzardo, per qualche tempo, nelle sale più nascoste del Grand Hotel.

Il vero declino, lento e inesorabile, iniziò negli anni Settanta: i diversi proprietari e gestori che si susseguirono non furono in grado di sostenere le spese necessarie ad un rinnovamento che risultava essenziale per resistere alla concorrenza di altri hotel ormai più moderni, in località diventate molto più celebri grazie al boom del turismo balneare. Nel 1979 la Cassa di Risparmio delle Province Lombarde, allora proprietaria, chiuse definitivamente il Grand Hotel e lo mise in vendita. L’edificio rimase chiuso al pubblico fino al 1994, quando gli arredi originali vennero messi all’asta, e per qualche anno al piano terra si instaurò proprio una casa d’aste di antiquariato. L’attività venne però interrotta presto dalla Magistratura perché utilizzava in modo non del tutto lecito un edificio di valore artistico e storico.

Destando la curiosità dei più piccoli e risvegliando i ricordi di chi aveva avuto la fortuna di viverne il periodo d’oro, il Grand Hotel rimase chiuso e abbandonato per anni. Nel 2006 il Comune di San Pellegrino, la Provincia di Bergamo e la Regione Lombardia stipularono un accordo di programma, in seguito sottoscritto anche dal gruppo privato Percassi, intenzionati a realizzare interventi di riqualificazione per il rilancio del turismo e lo sviluppo occupazionale. Gli interventi sono tuttora in corso: il processo sarà lungo, costoso e vincolato alle regole della Sovrintendenza.

 

Il fascino superbo dell’edificio, insieme al successo dei nuovi impianti termali, ci fanno però sperare in una riapertura dell’attività ricettiva nel Grand Hotel. In fondo, i “Roaring Twenties” di questo secolo si avvicinano e noi non vediamo l’ora di riaprire le danze nella sala da ballo!

 

 

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